L’abusivismo nel settore della Ricerca e Selezione.

18 Gennaio 2022 Andrea Giusti

Oggi vi vogliamo parlare di un tema per noi molto sensibile: l’abusivismo nel settore della Ricerca e Selezione di personale.

Per permettervi di avere un quadro più preciso della situazione attuale e delle azioni che si stanno mettendo in campo per arginare questo fenomeno abbiamo sottoposto al nostro Amministratore Delegato, Andrea Giusti, alcune domande.

 

Profili è membro dell’Associazione di categoria CRESCITA (Career, Recruiting and Executive Search Italian Association) quali cariche hai ricoperto e tuttora ricopri all’interno dell’Associazione?

Mi sono sempre speso in prima persona nelle attività associative, dalla fondazione dell’associazione Assores (Associazione Italiana Società di Ricerca e Selezione del Personale), oggi non più attiva, all’adesione nel 2013 a CRESCITA, all’interno della quale cerco tuttora di dare il mio contributo professionale. Ho ricoperto, infatti, la carica di Presidente nel triennio 2019 – 2021 e oggi rivesto il ruolo di Consigliere con delega agli argomenti giuslavoristici, tra i quali rientrano i temi dell’assetto legislativo nell’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro e la tutela della professione.

 

Aiutaci a fare chiarezza sul tema dell’abusivismo: qual è l’attuale situazione nel mercato del lavoro in Italia?

Innanzitutto ricordo che esistono norme che regolano l’esercizio della professione e che delineano i requisiti minimi per ottenere l’autorizzazione dal Ministero del Lavoro.
Tra questi principalmente evidenzio:

-Presenza della sede legale o una sua dipendenza nel territorio italiano o di altro stato membro U.E. e, nel caso delle società di Ricerca e Selezione, un capitale sociale non inferiore a euro 25.000

-Disponibilità di adeguate competenze professionali, dimostrabili per titoli o per specifiche esperienze nel settore delle risorse umane o nelle relazioni industriali

-Interconnessione con la borsa continua nazionale del lavoro

-L’indicazione della ricerca e selezione del personale come oggetto sociale, anche se non esclusivo e la garanzia della presenza di distinte divisioni operative, gestite con strumenti di contabilità analitica, tali da consentire di conoscere tutti i dati economico-gestionali specifici

La legge, infatti, definisce dei requisiti minimi al fine di garantire un approccio professionale qualitativo minimo nello svolgimento dell’attività di intermediazione a tutela sia dei candidati che delle aziende.
Ciò nonostante si possono individuare due diverse tipologie di abusivismo della professione: la prima coinvolge società “straniere”, ossia realtà che operano in Italia in assenza di una sede legale nel nostro Paese o in un Paese dell’Unione Europea. La seconda, invece, riguarda la presenza di professionisti spesso in partita iva ma anche in forma societaria, i quali sono privi dei requisiti minimi richiesti per legge e che, di conseguenza, non hanno ottenuto la necessaria autorizzazione.

 

Quali sono le principali conseguenze che provoca questo fenomeno e quali influenze ha sulle società di Head Hunting?

Questo fenomeno incide negativamente sulla nostra professione in quanto la scarsa professionalità degli operatori, la mancanza di flussi, procedure e strumenti codificati e un approccio di fornitura, orientato alla commercializzazione indiscriminata delle candidature, provoca un importante danno reputazionale sull’intera categoria. Gli interlocutori vengono pertanto abituati a una tipologia poco professionale di servizio e questo rende difficoltoso far percepire a candidati e clienti il valore aggiunto di un intervento di Consulenza.
Inoltre, il proliferare di queste realtà prive di autorizzazione rende maggiormente complesso per candidati e aziende orientarsi nell’individuazione dello specifico interlocutore adatto alle loro esigenze e, al tempo stesso, aumenta la difficoltà di supervisione da parte degli enti preposti. Queste società, infatti, sfuggono ad ogni tipo di controllo, dalla semplice rendicontazione statistica e connessione con la borsa continua nazionale del lavoro, al rispetto delle norme in materia di Privacy, di sicurezza e di fiscalità.
A dimostrazione di questo abbiamo avuto l’opportunità di verificare che molte di queste realtà operano in una totale assenza di codice etico e deontologico di condotta che tuteli tutti i soggetti coinvolti nel mondo dell’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro.
La mancanza dell’obbligo ad attenersi a specifici standard qualitativi di processo e requisiti normativi consente a tali società di presentarsi sul mercato offrendo i loro servizi a un prezzo molto competitivo che, di conseguenza, rende maggiormente complesso alle società di Consulenza autorizzate giustificare il proprio intervento e posizionamento.

 

Quali azioni possono essere messe in campo per contrastare questo fenomeno?

In CRESCITA stiamo attivando un’attività di monitoraggio sulla diffusione del fenomeno in Italia.
Il primo approccio che adottiamo quando intercettiamo società prive di autorizzazione è sicuramente di tipo costruttivo e inclusivo, ossia informiamo questi soggetti in merito agli obblighi previsti per legge e condividiamo con loro i vantaggi che derivano dalla regolarizzazione e osservanza delle norme.
Qualora questo primo approccio non dovesse essere sufficiente, è nostro dovere etico e morale procedere a segnalazione alle autorità competenti, le quali spesso sono in difficoltà nell’intercettare queste irregolarità a causa di una carenza di strutture, fondi e risorse messe a loro disposizione.

 

Quali prevedi possano essere i futuri scenari rispetto a questo tema?

Sugli scenari e assetti futuri determinanti saranno i fenomeni della globalizzazione del mercato del lavoro e della digitalizzazione. Fenomeni che, se da un lato sono grandi propulsori di innovazione dall’altro, se non adeguatamente regolamentati, favoriscono essi stessi l’abusivismo.
Ritengo che la migliore azione di contrasto che possiamo impegnarci a sviluppare sia la promozione di un associazionismo virtuoso e l’impegno a far cultura nel nostro settore per valorizzare il nostro approccio consulenziale e di partnership nei confronti delle aziende clienti ed arginare, così, chi non svolge questa professione nel rispetto delle norme e di un codice etico condiviso.

 

Andrea Giusti Amministratore Delegato